I meccanismi con cui la crisi si ripercuote sulle scelte delle coppie non sono ancora chiari. Chi ha rinunciato ad avere un figlio? I ricchi o i poveri? Le coppie senza figli o chi di figli ne ha già? I lavoratori o i disoccupati? Le coppie più giovani o quelle più attempate? I demografi approfondiranno la questione. Ma già oggi si può senz’altro dire che la crisi per molte coppie ha voluto dire rimandare, forse per sempre, i progetti difecondità. Anche perché le famiglie con figli sono state colpite dalla crisi economica con violenza particolare. Un solo dato, sempre dell’Istat. Tra il 2011 e il 2012 è aumentato in Italia (dal 5% al 7%) il numero dei poveri “assoluti”, ossia di quanti non sono in grado di far fronte alle necessità quotidiane di base; ma tra le famiglie composte da coppie con tre o più figli, quelle in povertà assoluta in un solo anno sono passate dal 10% al 16%. Quindi, la povertà è aumentata in generale, ma è aumentata molto di più per le famiglie con più figli.
Finora il Governo ha fatto ben poco per i bambini poveri, sia sul versante fiscale sia su quello dei servizi. Se non si vuole che i bambini impoveriscano ulteriormente, e che migliaia di altre coppie rinuncino alla gioia di diventare genitori, le famiglie con figli vanno messe al centro di una politica economica più equa e lungimirante. Perché un paese che rinuncia ai bambini perde anche la speranza.
Gianpiero Dalla Zuanna*
* Università degli Studi di Padova, Consulente del Ministro per le Politiche Famigliari
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