sabato 30 novembre 2013

Domani chi governerà il mondo?Le persone hanno troppa paura

Domani chi governerà il mondo?Le persone hanno troppa paura per riuscire a pensare in modo diverso.
Quale paese, quale coalizione, quale istituzione internazionale avrà i mezzi per governare le minacce economiche, finanziarie, sociali, politiche, ecologiche, nucleari, militari che pesano sul mondo? Bisogna lasciare il potere sul mondo alle religioni? Agli imperi? Ai mercati? Oppure occorre restituirlo alle nazioni? Un giorno l’umanità comprenderà che ha tutto da guadagnare a raggrupparsi attorno a un governo democratico del mondo, oltrepassando gli interessi delle nazioni più potenti. Un simile governo esisterà un giorno, dopo un disastro o al suo posto. È però urgente osare pensarvi. Dopo un’ampia parte volta a illustrare la nozione di governo del mondo nella storia dell’uomo, Attali ipotizza dieci “cantieri” concreti per delineare un possibile governo mondiale: federalismo, coscienza dell’umanità, vigilanza sulle minacce, codice mondiale, minilateralismo, riforme istituzionali, formazione di una Camera per lo sviluppo duraturo, creazione di un’Alleanza per la democrazia, versamenti fiscali di sostegno, composizione degli Stati generali del mondo.
Jacques Attali

La svalutazione del pensiero

Con la svalutazione del pensiero la nostra generazione ha perso il senso della sincerità e con questo anche quello della verità. L’unico modo in cui si può aiutarla, consiste quindi nel riportarla una volta ancora sulla via del pensiero. Poiché ho questa certezza
mi oppongo allo spirito della nostra epoca, e mi assumo con fiducia la responsabilità di contribuire a rianimare la fiamma del pensiero.
Albert Schweitzer, Rispetto per la vita

Durerà forse a lungo questo regno dei mediocri?

“Quando io penso a tutte le cose buone che si possono fare, a tutto il male che si è fatto; quando vedo ciò che siamo e ciò che possiamo diventare, niuno sforzo mi pare eccessivo, niuna pena più grande. Saremo forse sempre gli schiavi degli stessi errori? Oggi come ieri è tristezza, ma nell’aria sono i segni della riscossa e il malcontento, precursore della rinnovazione, comincia a conquistare gli animi”.
Francesco Saverio Nitti, Napoli e la questione meridionale,1903